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qualvolta si nomina Montone è ormai di rito attendersi
la domanda su dove si trovi questo posto e, per molti aspetti,
il fatto che sia ancora un paese che conserva un “anonimato”,
è una delle caratteristiche che lo rende così
particolare. Una volta giunti qui, infatti, è difficile
non innamorarsene: edificato sulla parte più alta
di un colle che domina la confluenza dei fiumi Tevere e
Carpina, Montone è un piccolo borgo medioevale, perfettamente
conservato ed immutato nei secoli. Possenti mura circondano
l’abitato, vie strette e tortuose, si snodano e si
alternano alle ampie scalinate che percorrono il centro,
e che dire delle imponenti torri campanarie e della magnifica
rocca di Braccio, i cui resti sapientemente restaurati,
a seguito della distruzione compiuta da Papa Sisto IV nel
1478, ci forniscono l’idea della sua importanza. Le
origini di Montone risalgono al X sec., o almeno è
solo da questo momento che si hanno notizie certe della
sua esistenza.
Già nel 1121 il borgo fortificato, seppur sotto il
diretto controllo di Perugia, aveva la possibilità
di darsi degli statuti e di amministrare la cosa pubblica
attraverso i propri magistrati. il protagonista di uno dei
più audaci tentativi di creare, all’interno
dell’Italia Centrale, uno stato indipendente dal potere
dello Stato Pontificio.
Le vicende di Montone seguono l’alterna sorte della
famiglia Fortebracci e nel XV sec. la città raggiunge
il suo massimo lustro, grazie alla figura di Braccio da
Montone, grande capitano di ventura, famoso per le sue abilità
di stratega e per la sua spregiudicatezza politica. Il 28
agosto 1414 Montone viene elevato a contea da quel Giovanni
XXIII considerato antipapa e Braccio ne ricevette l’investitura,
per lui e per i suoi discendenti. Dieci anno dopo l’investitura
di Braccio, Martino V, Papa riconosciuto da tutti come legittimo,
ripete l’investitura a favore di Carlo, figlio di
Braccio il quale muore nel 1424 nella battaglia dell’Aquila.
L’avventurosa parabola di questo condottiero è
stata per il piccolo abitato di Montone fonte di intensa
produzione artistica grazie anche alle capacità con
cui Braccio è riuscito ad intrecciare rapporti rilevanti
con importanti nomi del tempo: numerosi sono stati gli artisti
che hanno realizzato opere per questo piccolo paese (Fioravante
Fioravanti, architetto bolognese, per la progettazione della
Rocca, Antonio Alberti, pittore ferrarese, per decorare
le case di Braccio e molti altri ancora). Della Rocca, distrutta
nel 1478 per volere dell’allora Papa Sisto IV, si
conserva l’immagine del gonfalone che Bartolomeo Caporali
dipinse nel 1482 per la chiesa di San Francesco, e che oggi
è conservato nella pinacoteca attigua alla chiesa.
E’ infatti Montone, uno dei rari casi in cui il museo
trova posto in un insediamento francescano.
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La chiesa restaurata con cura, ospita quanto resta degli
originari arredi, mentre gli spazi conventuali sono stati
dedicati all’esposizione di opere e alle attività
museali. Ma torniamo alla storia, che ci permetterà
di capire l’importanza che ha per i montonesi la tanto
decantata Santa Spina e la Rievocazione storica ad essa
legata: una tra le migliori iniziative di cui il paese dispone.
Nel 1473, Carlo Fortebracci, seguendo le orme del padre,
combatte al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia
e valorosamente riesce a ricacciare i Turchi in mare, ricevendo
in dono una Spina della corona di Nostro Signore Gesù
Cristo. Carlo invia a Montone la preziosa reliquia e decreta
di essa la festa il Lunedì dell’Angelo.
La leggenda narra che all’arrivo del primo drappello
di soldati, le campane della città cominciassero
a suonare da sole. La venerazione della Spina è stata
sempre molto fervida e nel 1635, essa fu esposta in un reliquiario
d’argento, finemente cesellato mentre nel 1638 ne
fu disposta una seconda ostensione la penultima domenica
di agosto di ogni anno.
Ancora oggi, la Santa Spina, attira un gran numero di persone
che decidono di immergersi in un’atmosfera che ha
dell’irreale: la settimana che precede la penultima
domenica di agosto, infatti, è tutta dedicata a lei.
In occasione della festa, Montone, celebra gli antichi fasti
nella Contea dei Fortebracci: i Rioni in cui si divide il
paese gareggiano con bandi di sfida, rappresentazioni medioevali
e si cimentano nel tiro con l’arco, per aggiudicarsi
il Palio ed eleggere la propria Castellana (Margherita Malatesta,
moglie del Conte Carlo). Non è facile far comprendere
a parole quello che significa questa settimana per i montonesi,
la storia si respira, il paese diventa un teatro naturale,
il campanilismo divide i rioni e l’allegria trasuda
nelle taverne sempre pronte ad offrire un gustoso piatto
caldo e un buon bicchiere di vino.
Il Castello Arietano rivive gli antichi splendori in un
atmosfera fiabesca, si anima di notte della vita quattrocentesca…
e il tempo sembra non essere mai trascorso.In tutto questo
non si può non tenere in considerazione la tanta
fatica dei volontari che nel corso degli anni sono riusciti
a far ottenere a questa festa un livello qualitativo notevole:
la Donazione della Santa Spina, è infatti tra i fondatori
dell’Associazione Manifestazioni Storiche dell’Umbria
nata nel 2001 e il continuo confronto con realtà,
per molti aspetti, più grandi della nostra è
senz’altro motivo di orgoglio e di stimolo costante.
Questa crescita comporta un aiuto e un impegno sempre maggiori
da parte di tutti coloro che vi partecipano e di fondamentale
importanza sono la collaborazione e l’unanimità
di intenti. |
| BRACCIO
da MONTONE
tra STORIA e LEGGENDA |
Nei
tempi in cui l’Italia centro-settentrionale era sottoposta
alle scorrerie delle compagnie di ventura, nello stesso
periodo in cui la Chiesa era contesa da tre papi, a cavallo
tra il XIV e XV secolo, nacque a Montone da una famiglia
annoverata tra la nobiltà perugina, Braccio Fortebracci.
A seguito delle lotte tra le fazioni che si contendevano
il governo di Perugia, i Fortebracci insieme a tutti i nobili
furono posti al bando. Esilio che segnò la vita di
Braccio, generando in lui un insaziabile desiderio di riscatto.
Tanta era la speranza riposta in questo figlio che il padre
Oddone lo condusse, ancora in fasce, a Bologna, dove un
illustre astrologo predisse il suo futuro: il bambino sarebbe
diventato grande nell’armi, e la sua fine sarebbe
venuta immediatamente dopo quella del suo più acerrimo
nemico. Il padre non mancò, allora, di procurargli
i migliori maestri nelle lettere e nelle armi. Già
a quattordici anni lo troviamo alla scuola di Alberico da
Barbiano, ove si distinse al punto di suscitare l’invidia
dei propri compagni e del maestro stesso. Il desiderio di
vendetta, la voglia di lavare l’onta subita dalla
sua famiglia, lo riportò in Umbria e maturò
il sogno di divenire, un giorno, signore di Perugia.
Iniziò così a raccogliere un grande esercito,
costituito soltanto di soldati italiani, e si guadagnò
la stima della città di Firenze e di uno dei tre
papi che si contendevano, allora, il soglio di San Pietro.
Giovanni XXIII, lo nominò Capitano generale della
Chiesa, e lo investì del titolo di Conte di Montone.
Divenne leggendario per la sua capacità di stratega:
“Braccio amato dai suoi soldati, temuto dai suoi nemici,
fedelmente obbedito dai suoi sudditi… conosceva e
prevedeva tutti i movimenti del nemico... pareva ch’egli
tutto vedesse senza esser veduto.” Egli basava l’azione
dei suoi eserciti sulla celerità e mobilità
delle ali esterne, con le quali irretiva l’avversario,
con ondate d’assalti di corpi scelti di limitata entità,
lanciati a rotazione contro il nemico, garantendo così
continua disponibilità di forze fresche. Finalmente
il 15 luglio 1416 con la battaglia di Sant’Egidio
Braccio prese Perugia e ne fu acclamato signore pochi giorni
appresso.
Nel governo della città si dimostrò ottimo
amministratore, pronto a realizzare in poco tempo opere
memorabili, attento e abile nei rapporti con i suoi governati
e nel gestire una difficile giustizia tra spiriti di parte.
La sua ambizione, tuttavia, non era ancor paga egli mirava
in realtà a costruire un grande stato sovraregionale
nell’Italia centrale con capitale Perugia.Un progetto
di tale portata, era ovvio, non poteva piacere al nuovo
e unico papa, Martino V, che vedeva progressivamente diminuire
lo Stato della Chiesa. A colpi di scomunica tentò
di fermare la popolarità di Braccio, e mettendo insieme
un’ampia alleanza mai vista prima, dal Regno di Napoli,
al Duca d’Urbino, ai Visconti, bloccò per sempre
la sua avanzata nella guerra per la conquista di L’Aquila.
Qui, Braccio Fortebracci, Principe di Capua, Conte di Montone,
Signore di Perugia, Conestabile di Sicilia e Governatore
degli Abruzzi, secondo le previsioni dell’astrologo,
qualche giorno dopo il suo più acerrimo nemico Muzio
Attendolo Sforza, morì, il 4 giugno 1424. |
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La
storia ci ha consegnato Braccio da Montone, quale figura
poliedrica, ricca di sfumature. In lui conviveva, assieme
ad un’anima guerriera e feroce tesa ad annientare
il nemico grazie ad una perfetta strategia di guerra, lo
spirito di un grande politico e diplomatico, di un illuminato
riformatore e di un oratore finissimo e carismatico. L’invidia
dei suoi contemporanei ha portato alla distruzione ed al
saccheggio non solo della rocca di Montone e del palazzo
di Perugia, ma anche di tutte le carte che avrebbero permesso
di dare una giusta lettura di questa figura storica, che
se avesse vinto la battaglia de L’Aquila, avrebbe
anticipato di quattrocento anni l’unità d’Italia. |
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